Testimonianze.
Il 27 febbraio del 2009 l’urlo di Celeste Brancato rompeva il silenzio: nasceva così “Voci Nel Deserto”. Ero seduta tra il pubblico. Quello che ho visto e sentito mi ha colpita come un pugno allo stomaco: ho provato rabbia, indignazione e voglia di reagire per cambiare le cose, ma non con la violenza: con le parole! Sì, come facevano gli attori su quel palco. Ed eccomi qua.
(Tiziana Profumi)
“Voci Nel Deserto” mi ha affascinato subito. Farne parte significa diventare interprete di migliaia di riflessioni sulla condizione umana da almeno tremila anni a questa parte. La sorpresa è che da tremila anni ad oggi è cambiato poco o nulla.
Quindi si dà voce a queste riflessioni. Qual è la platea? Il deserto. Oggi più che mai. Non c’è nessuno a cui dire queste cose. Qualcuno sta per ascoltarti ma poi deve andare a mettere a posto le cose in frigo in ordine alfabetico, deve allacciarsi le scarpe, deve informarsi sulle novità di Dolce & Gabbana.
E tu parli, parli, parli in un vuoto pneumatico.
Perché continuare a parlare? Certo non per trovare ascoltatori: il deserto, si sa, non è il luogo adatto. Per non morire dentro. Per dare un senso al nostro respiro. Non sarà gran che, ma questo esercizio sviluppa l’olfatto.
E all’improvviso riconosci l’odore del rilucente mondo dei nani e delle ballerine e del loro inesauribile codazzo di lecchini, un odore che ha permeato tutto quello che ci circonda. È importante. Puoi riuscire a schivare la merda per un po’…
(Ugo Dighero)
Dal momento stesso in cui ho ascoltato Ugo Dighero che leggeva uno splendido pezzo di Alexis De Toqueville a Radio Capital, “Voci Nel Deserto” è diventata un’esigenza. Ho capito che potevamo dire quello che pensavamo, che sentivamo, ho scoperto il bisogno di trasmettere pensieri, paure, dubbi, attraverso parole di altri, parole autorevoli o con dietro una storia “pesante”. Ho trovato altri sette amici che condividevano questa urgenza e così è nato il gruppo di Rimini. Ora siamo quasi una ventina ed il gruppo è coeso, legato, siamo diventati più bravi, ma condividiamo e proviamo sempre la stessa passione. Ed è nato anche il desiderio di trovare altri pezzi, altre parole...
(Raffaella Giordano)
Ho iniziato in piazza San Giovanni durante il concerto del Primo Maggio. Lessi Flaiano. Alcuni ragazzi mi presero in spalla e mi lanciarono per aria. Bagno di folla. “Voci nel Deserto” era e continua ad essere per me un bagno di folla, che mi scombussola, mi eccita, mi apre la mente e i sensi. E bagno dopo bagno mi cambia. Come attore, certo, ma prima di tutto come uomo, come cittadino e mi ritrovo più consapevole. Mi immergo nei pensieri dei grandi e gioco a farli miei. Salgo sul palco col cuore che batte forte pieno di paura. Scendo in piazza e urlo dal megafono. Attacco nuvole di pensieri sui busti del Gianicolo. Invito amici. Gioco e ballo coi colleghi di avventura. E ad ogni nuova occasione arriva un nuovo slancio. Proprio come quel primo giorno. “Voci nel Deserto” mi piglia e mi lancia per aria. Ogni volta in un posto nuovo. La cosa bella è che ogni salto non so mai dove mi porterà.
(Daniele Monterosi)
“Voci Nel Deserto” è la mia maniera per gettare il cuore oltre al palcoscenico. Succede qualcosa di meraviglioso quando trenta tra attori, musicisti, tecnici e deejay volontariamente decidono di stringersi attorno al pubblico, che per reazione si sente parte di un processo in divenire. E la fiamma si accende.
(Alfredo Angelici)
Per me “Voci nel Deserto” è un’esperienza toccante, emozionante e intensa: rappresenta uno spartiacque fra un modo di concepire il teatro che va oltre la semplice gratificazione dell’artista fine a sé stessa. Finalmente si assiste ad una compartecipazione piena fra artisti e pubblico che lascia un segno difficile da dimenticare.
(Pietro De Silva)
“Voci nel Deserto” è un’opera elegante e cafona al tempo stesso: ha tutta l’eleganza del gesto politico appassionato, della creazione artistica collettiva, sudata, pensata... ha tutta la cafoneria dell’attore, non un solo attore, cento attori, con tutti gli egocentrismi, le nevrosi, le guitterie, i disordinati colpi di genio, la fame, le svaccate di 100 attori. Siamo attori, nient’altro che questo, ci mostriamo per ciò che siamo realmente, e ci mettiamo a servizio, col nostro talento, col nostro corpo dinoccolato e malaticcio. Questo è il nostro modo di fare politica. Sinceramente, non abbiamo altri strumenti.
(Giovanni Scifoni)
Per me “Voci Nel Deserto” è questo: riuscire a trovare degli esseri umani che si uniscano in un pensiero comune e creino una forza tale che solo questo tipo di pensiero può creare, da far crescere un modo nuovo di vedere e vivere il mondo. Me lo posso immaginare come un virus buono, se può esistere. Voci è la volontà di cambiare una coazione a ripetere, è la voglia di dire basta alle prigioni, alle catene. Per ora il risultato più grande di Voci è essere riusciti a contagiare anche solo una persona su cento e aver insinuato in altre dieci qualche forma di dubbio.
(Claudia Scarpa)
“Voci Nel Deserto” è un seme che mette radici, germoglia velocemente e sembra crescere all’infinito. Mi ha conquistato per il ritmo, l’energia e la resistenza. Ha continuato a sorprendermi con la forza di una verità inconfutabile. Oggi è un’esperienza profonda di condivisione e partecipazione. È una realtà collettiva sana, accogliente e positiva. È uno stimolo quotidiano all’attenzione. È uno sguardo verso il futuro.
(Donatella Codonesu)
Quando, nel 2009, per la prima volta ci siamo incontrati al centro sociale “La Strada” con Marco, Caterina, Francesco e soprattutto Celeste, ho pensato che finalmente il mio mestiere d’attore mi stava dando l’opportunità di fare politica, e non nel senso più becero che ormai siamo abituati ad associare alla parola, ma mi permetteva di fare davvero qualcosa per la “comunità dei cittadini”. E mi sono sentito più forte e meno solo... Oggi, dopo tre anni, penso che, tutte le volte che queste voci hanno risuonato nel deserto, forse più di una coscienza si è posta qualche domanda e, a volte, si è pure data qualche risposta.
(Claudio Castrogiovanni)
Con “Voci Nel Deserto” ho riscoperto il significato originario del mestiere di attore. Re-citare qualcosa scritto da qualcuno in passato, che sia ancora incredibilmente attuale nel presente, per cercare di cambiare veramente il nostro futuro.
(Marco Marino)
Nel 2008 Marco Melloni invitò una dozzina di amici a parlare di “Voci Nel Deserto”. Da allora: moltiplicazioni, tradimenti, seguaci, crisi, pentimenti, ritorni e tante messe (in scena). In realtà, di biblico c’è la purezza, l’efficacia e le dimensioni di un’idea e della famiglia che l’ha abbracciata. Per me “Voci Nel Deserto” è questo: una Sveglia Necessaria, una Compagnia Teatrale, una Scelta, un’Isola che c’è, una Corazza, un Generatore, una Sempre Nuova Novità, un Modello, un Sostegno, una Bussola, una Certezza. E, soprattutto, una Famiglia. Più Voci, meno Deserto!
(Francesco Foti)
“Voci Nel Deserto” è un servizio civile, anzi civico, anzi... in realtà è un momento di grande godimento. Chiunque si occupi di comunicazione dovrebbe sentire il dovere di essere un anello della catena che da millenni tiene viva la civiltà. Cosa c’è di più bello, per un interprete, che immedesimarsi in pensieri di grandi uomini e donne che hanno lasciato un segno nel corso della civiltà e farsi portavoce, farsi espressione, farsi comunicazione per i suoi contemporanei? “Voci Nel Deserto” comprime il tempo, smembra e decontestualizza pensieri e discorsi, lasciandoli nella loro essenza sempre attuale, tali da sembrare appena scritti anche se appartengono a creativi di secoli passati. Voci come oasi. Rare, sperdute, ma preziose, che aiutano la traversata di un deserto senza punti di riferimento.
(Chicco Salimbeni)
Credo di essermi accostato a una chiara forma di appagamento, più in questi tre anni di “Voci Nel Deserto”, gratis, che non con taluni altri lavori regolarmente retribuiti. Ciò detto, diffido chiunque dal fare alibi di questa dichiarazione.
(Valerio Aprea)
Anime che scalpitano dentro un rettangolo vuoto, urlano la rabbia antica, mugolano il dolore che insiste. Vecchi, giovani, storie diverse eppure tutti lì, dentro il loro rettangolo. Un canile? Guerrieri volontari con la parola dei padri nell’elsa.
(Tiziana Foschi)
Partecipare a “Voci Nel Deserto” è come essere un chierichetto di una messa in cui non si celebra la parola di Dio, ma degli uomini che hanno illuminato la civiltà. Una camarilla che si rivolge al popolo, non a quei tre o quattro.
(Gabriele Ortenzi/Areamag)
Fare parte di “Voci nel Deserto”, in questi tre anni, per me è significato avere un appuntamento fisso con la propria coscienza civile di cittadino, di essere umano che pensa e lotta in un mondo maciullato dalle bugie mediatiche internazionali.
(Barbara Abbondanza)
“Voci nel Deserto”, voci di dentro. La necessità / di dire / di parlare. Voci di sen fuggite. Dal senno di grandi. Perché le altre, quelle di fuori, quelle di chi governa, sono raccogliticce e stantie. Il bisogno di dire che qualcuno, dall’invenzione della parola ad oggi, ha già pensato quel che noi oggi pensiamo e cercare di farne quell’esperienza fino ad oggi trascurata, seminarne il seme che germogli, sedimentare l’altrui pensiero per non continuare a sbagliare. Voci nel deserto. Parole che meritano di essere dette. Voci che meritano di essere ascoltate. “Voci Nel Deserto”.
(Federico Pacifici)
Recitare senza la maschera dell’attore e parlare alla gente, col cuore. Con “Voci Nel Deserto” è come se la distinzione tra attori e pubblico sparisse. Senti di partecipare ad un rito collettivo… Si celebra l’uomo e il suo valore, quando ha il coraggio di denunciare, di battere strade nuove verso la conoscenza, di contraddire, di perseguire libertà e rispetto. Grandi donne e grandi uomini che hanno saputo lasciare un segno positivo ci esortano, dal passato, ad essere coraggiosi!
(Marta Zoffoli)
Per chi, come me, ha un figlio, “Voci Nel Deserto” è la possibilità di poter dire un giorno: «Io ci ho provato a cambiare le cose e ci ho provato così». Cerco di fare in modo che, nel momento in cui dovrò lasciarlo andare, io possa pensare che ce la farà perché forse ho contribuito a spianargli un po’ la strada. E l’ho fatto insieme a un gruppo di persone vive, intense, decise, attente, preparate, tutte eccellenti, ognuna nel proprio campo. Insieme a loro sento che posso inseguire l’utopia di voler cambiare le cose.
(Maurilio Giaffreda)
“Voci Nel Deserto” è un promemoria costante. Un appunto da tenere sempre in tasca. Sia per chi lo vede che per chi lo fa. Ripassare i nostri errori collettivi e personali per fare in modo di non ripassarci più. E ripassare i nostri slanci collettivi e personali per sognare di ripassarci ancora. Ed è bello far parte di questo gruppone di artisti che riesce ad impegnarsi divertendosi e a giocare con rigore.
(Pierluigi “Piji” Siciliani)
“Voci Nel Deserto” è un gruppo di persone che si sono trovate, che hanno creduto e credono nella forza della nostra storia, che sono state capaci di far nascere una realtà bella, viva, concreta, poetica, nonostante il delirio e il disfacimento politico e culturale che ci circondano. Ed io vorrei mostrarla a tutti questa bella realtà! Vorrei far sentire a tutti lo spirito che si respira fra di noi e durante i nostri spettacoli. Vorrei condividere il più possibile questa esperienza speciale che sto facendo. Perché è davvero raro trovare questa generosità, questa voglia di mettersi in gioco, di farsi protagonisti della propria realtà storica e politica, attraverso una forma poetica e condivisa. Perché c’è un amore, grande, profondo ed onesto, in questa ricerca, per l’uomo e la sua dignità. E per il nostro lavoro.
(Linda Gennari)
La vera esperienza sta nel comprendere quanto una voce del passato possa penetrare con tale forza nel nostro presente da mettere le basi per un nuovo futuro. Ecco cos’è “Voci nel Deserto”. E poi molto altro…
(Francesca Beggio)
Lo stupore di un bambino che guarda per la prima volta una bolla di sapone: è ciò che ho provato quando ho visto la prima replica di “Voci Nel Deserto”. La seconda cosa che ho pensato è stata: ma allora si può fare in Italia una cosa così! Dove degli attori recitano e interpretano dei brani su un palco senza troppe luci, senza troppa scenografia, senza costumi e senza soubrette! E il pubblico ascolta e si entusiasma solo per quello che viene detto... la parola che si fa emozione. E quello sguardo è lo stesso sguardo che trovo nelle persone ad ogni fine replica, ed è anche il motore che mi dà energia per continuare in questa magnifica avventura.
(Marco Giandomenico)
Di “Voci Nel Deserto” il pubblico vede la messa in scena, lo spettacolo. Ma “Voci Nel Deserto” è tutto quello che ci sta dietro: una fucina di menti che non si vogliono rassegnare, che non si accontentano di semplificare l’interpretazione del nostro periodo storico, che non si vogliono lasciar ingannare dai titoli di testa di un giornale, ma che cercano i silenzi tra le righe, confrontando l’idea non detta con il reale, il reale con il possibile. E in questa officina il dubbio pretende il suo spazio. I desideri, la rabbia, la creatività riprendono il loro valore, la loro forza. Producono un risveglio da questa anestesia diffusa, prima di tutto in noi stessi e poi... sembra che si stia propagando... che la nostra sensibilità torni ad avere il suo peso specifico, ad influire, a diventare una possibilità e cioè un’idea. E un’idea è già un’azione.
(Giulia Perelli)
Ci sono tanti modi di essere attore. “Voci Nel Deserto” è tutti questi modi. Cinema, teatro, radio, insegnamento, ognuno si ostina a rincorrere la sua strada pur in questa Italia in cui la cultura è così bistrattata. Gli attori di Voci sono tutti diversi, ma hanno una cosa in comune: il credere che questo lavoro abbia ancora un senso, la vocazione verso un’arte che avrebbe il potere di dire qualcosa di importante sul mondo. Voci è una libera comunità di meravigliosa, utile, utopia. Per questo amo “Voci Nel Deserto”.
(Carlotta Piraino)
Ho incontrato le Voci una notte primaverile del 2009. E ho capito che il deserto, prima di tutto, è una condizione interiore. È l’assenza assordante di riferimenti, di sproni, di idee e prospettive. È stata ed è un’avventura fantastica che si perpetua e, con Gramsci, «sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo». La mia parte, ecco, è l’uomo. Un uomo senza deserto, e con tante più voci.
(Diego Pierini)
Da quando partecipo a “Voci nel Deserto” mi sono capitate le cose più belle della mia vita!
(Caterina Corsi)

















